Champagne: la mousse pétillante che ha affascinato il mondo intero.
Storia di un capolavoro, dal frate Dom Perignon alle moderne tecniche di produzione.
Ogni opera ha un artefice a cui, col tempo, vengono attribuiti meriti che aveva e, spesso, avrebbe dovuto avere, fino a trasformare questa figura in mito.
Quando parliamo di Champagne, il mito enoico per eccellenza ha gli abiti di un frate, per di più astemio e vegetariano, vissuto fra il 1639 e il 1715: Dom Perignon. Per molti secoli nella regione si erano prodotti vini di medio pregio. Si ricorreva anche a grossolane sofisticazioni, colorando i poco apprezzati vini bianchi con decotto di bacche di sambuco e cremor di tartaro. I vignaioli della Champagne sapevano che il loro vino aveva il difetto di diventare pétillant e cercavano di limitare questa caratteristica. Fu Dom Perignon a capire che si trattava in realtà di una peculiarità da mettere in risalto. A lui, forse con troppa facilità, si sono poi attribuite tutte le ulteriori "scoperte", dalla "presa di spuma" all'esaltante leggerezza.
Di certo è sua l'adozione della cuvée, ossia la scelta dei grappoli da spremere insieme, anziché il ricorso alle miscele di mosti o al taglio dei vini.Tutto il resto, si dice ora, è fantasia: l'invenzione della flûte (poi sostituita dalla "maliziosa" coppa modellata sui seni di Maria Antonietta e della Pompadour) e il segreto, confidato in punto di morte, di aggiungere al mosto un miscuglio improbabile di zucchero candito, sei pesche senza nocciolo, cannella e acquavite "bruciata". Occorre dire che la vite era già conosciuta in Gallia merito dei greci. Successivamente si fece sentire pesantemente l'intervento romano con il famoso editto di Domiziano, anno 92 della nostra era, il quale imponeva di sradicare le viti nelle colonie. L'editto restò valido fino al sesto anno del regno di Probo (dal 276 al 282), ma nella pratica ben pochi obbedirono agli ordini.
Quindi arrivò il cristianesimo. Vincent prima e Rémi dopo (eletto vescovo di Reims nel 470) furono promossi al ruolo di santi protettori della regione. Dopo Dom Perignon la storia giunge ai giorni nostri. A partire dal XVIII secolo si delineò con chiarezza la caratteristica fondamentale da cui avrà origine la diffusione, su scala mondiale, del vino: a produrlo e a venderlo non furono vignaioli isolati, ma grandi famiglie il cui nome diventerà sinonimo di Champagne di qualità. Nel 1728, autorizzando con decreto reale il trasporto dello Champagne in panieri da 50 e 100 bottiglie, Luigi XV pose la pietra miliare che segnò l'inizio della commercializzazione.La casa reale del resto aveva dato il buon esempio: Madame de Pompadour, la Dubarry, il Cardinale Fleury e tutta la nobiltà apprezzavano oltre misura il vino pétillant. E nella Prussia federiciana, Voltaire poetava elogiando "du vin d'AŸ la mousse pétillante" che, sollecitando lo spirito e il cervello, ci apporta un fuoco "qui s'exhale en bons mots". Nel XIX secolo la voglia e la necessità di rendere il vino ancor più perfetto stimolarono l'ingegno degli inventori portando così alle prime macchine per automatizzare le fasi finali del dégorgement, del dosage e della tappatura. Il resto è storia attuale. Le viti destinate a produrre Champagne sono ripartite in varie zone, quasi tutte situate nel dipartimento della Marna.La Montagna di Reims è formata da un largo pianoro con deboli rilievi, quasi interamente coperti dalle vigne.
I migliori "cru": Ambonnay, Bouzy, Sillery.
La Valle della Marna si estende con pendii e valloni sulle colline che scendono sino agli argini del fiume. I "cru" migliori sono quelli d'Aÿ e di Mareuilsur-Aÿ.La Côte des Blancs è una falesia perpendicolare alla Montagna di Reims, produce solo uve bianche.
Cru migliori: Avize, Cramant e Oger..
A Sud del Dipartimento della Marna la vigna prosegue in maniera intermittente.
La zona viticola prosegue con il vigneto del Dipartimento dell'Aube, e a Est quello della Haute-Marne. Le parole per descriverli Come le persone anche gli Champagne possono essere strutturati secondo quattro dimensioni fondamentali: il corpo, il cuore, lo spirito e l'anima.
Il corpo tra gli Champagne, alcuni valorizzano più di altri una dimensione fisica e corporale: sono quelli che, ricchi di aromi e di gusto ampio, meglio evidenziano la loro zona di provenienza.
Il cuore Teneri, romantici, addirittura appassionati: alcuni Champagne hanno più "cuore" di altri, sprigionano aromi di frutta candita e cotta, sono ramati, iridescenti, talvolta rosati. Lo spiritoTra gli Champagne ci sono anche vini leggeri. La loro freschezza fa sì che essi abbiano più spirito di altri: sono vivaci, brillanti, piacevolmente aspri, con aromi freschi, dal perlage leggero e vivo.
L'anima gli Champagne, infine, sono anche sacrali e maestosi. Alcuni hanno, più di altri, una parte maggiore di anima: i loro bouquet sono estremamente complessi, le loro bollicine celestiali, la loro intensità affascina.
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