Ciao a tutti!
Pensavo ,leggendo gli articoli che spero di incollare su questo blog, che sarebbe carino se il Comune di Torino ci affittasse un tram vecchio per il nostro negozio ambulante...
pop up stores
Questo nuovo trend affaristico e modaiolo è nato nel 2003 in Gran Bretagna ma si è diffuso soprattutto nella Grande Mela. Tanto che dal 14 al 17 gennaio, all'interno dell'evento Setting retail in motion, si è tenuta una fiera completamente dedicata ai Pop-up store. In patria, invece, questo trend si è spostato sulla ristorazione: negli spazi di un ex birreria londinese, l'ultima moda festaiola è stata andare a cena in un locale che avrebbe chiuso subito dopo Natale. Il fenomeno è sbarcato di recente anche in Italia: a Milano, in occasione della settimana della moda, Lancôme ha aperto in via della Spiga un negozio temporaneo dove le clienti potevano provare gratuitamente il nuovo trattamento peeling. Testimonial, l'avvenente Ines Sastre. Durata del negozio, due settimane. Con tanto di countdown a scandire ore, minuti e secondi che mancavano alla chiusura.Levi's ha risposto aprendo all'improvviso e per pochi giorni, in corso Vittorio Emanuelem, uno spazio di 250 metri quadrati.
Capita così che L'Oreal apra dei negozi per sole 5 settiane in zone di villeggiatura alla moda o che a Treviso ci sia Loft, un temporary di abbigliamento fashion. Che un punto vendita di Target apra per un mese e mezzo nel Rockfeller Center per poi chiudere e rispuntare su un battello nel bel mezzo del fiume Hudson (a NY). O ancora che Nike apra dei negozi in giro per Tokio che durino solo un paio di mesi e la compagnia aerea Song apra per sole 9 settimane a SoHo (sempre NY) un negozio in cui, fra le altre cose (gadget, menù, ecc..) si vendono anche biglietti aerei.
E naturalmente cominciano ad esserci le sottocategorizzazioni: i pop-up shop. Quelli aperti all'improvviso senza annunciare nulla a nessuno e che contano solo sul tam tam sotterraneo (opportunamente innescato, ovvio).
Tutti i giorni vendita stock delle migliori collezioni moda
Dopo il grande successo delle precedenti vendite stock, riapre il Loft nel suggestivo spazio-esposizioni del GateO1. Anche a Treviso fa la sua comparsa il temporary shop, un negozio aperto solo per brevi periodi di tempo, concepito come un evento, e destinato a lasciare il segno. Anzi una firma… In vendita ci sono i nuovi assortimenti con le migliori collezioni autunno/inverno 05/06 uomo, donna e accessori. Troverete una vasta scelta dei veri marchi della moda offerti con un eccezionale sconto dal 50% al 70% sul prezzo originale. Venite a scoprire le meravigliose prime linee degli stilisti italiani, francesi e americani, oltre gli articoli delle migliori griffe dell’abbigliamento casual, sportswear e chic, le borse e le scarpe. Questa è un’occasione da cogliere al volo, assolutamente prima di Natale.Orario:dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 20Chiuso domenica mattina e lunedì mattinaLOFT c/o GATE01Via Terraglio 29(sotto il cavalcavia della ferrovia)TrevisoInfoline: 348 822 7975
Alcuni esempi?
Nel 2005 Lancôme ha affidato ad un “negozio a tempo" (a Milano) il lancio del nuovo trattamento peeling in Italia. Così, per la durata di dodici giorni le clienti hanno potuto essere istruite, presso l'Espace Lancôme Peeling Experience, sul nuovo trattamento del brand. Nessun obiettivo di vendita per questo pop-up store, ma solo l'intenzione di avvicinare le clienti al nuovo trattamento tramite la consulenza di un team specializzato. Esaurita la funzione “didattica” del negozio, è iniziata poi la vendita vera e propria nei 1.750 punti vendita in cui questo marchio è presente nel nostro Paese.
Nel 2006 per pochi giorni un prestigioso negozio di Milano è stato trasformato in un pop-up store preper sentare le “Individual Recycled Freeway Bags” di Freitag.
Sempre nel 2006 a Milano, ma nel mese di marzo, Breil ha “messo in scena” una mostra temporanea della nuova collezione di gioielli “Steel Leaves”, con tanto di cocktail di inaugurazione e videoinstallazione interattiva.
Avanti creativi, avanti, ma qui c’è molto più che vendita o comunicazione: c’è il marketing (a 360°) di frontiera…
Gli elementi di successo di ogni Temporary store sono:- La durata limitata e stabilita senza scusanti- Le location con elevato passaggio- Offrire la sensazione di un eventoDa qui in poi le possibilità sono illimitate. Alcuni (come Reebok a L.A. e Gas a Berlino) vendono prodotti unici, altri servono per ricordare ai consumatori i benefit dei propri prodotti -- come i bagni di Charmin (carta igienica del gruppo P&G) in Times Square. Altro esempio è il negozio pop-up di Nivea a Milano (sul trendy C.so Pta Ticinese) in cui hair stylist, visagista e barbiere offrono trattamenti gratuiti. L’atmosfera del negozio è calda ed accogliente ed al centro si trova sempre la scatola blu della crema più famosa al mondo. In vetrina il count-down digitale comunica ai passanti giorni, ore, minuti e secondi di apertura rimasti (vd foto).A Roma, in Via Condotti, Louis Vuitton ha mascherato simpaticamente l’esterno del suo negozio in ristrutturazione per richiamare l’attenzione sul temporary store che si trova in una traversa (vd foto). Illy Caffè e Weber Grill offrono assaggi di prodotto e Comme des Garçons ha organizzato una tournée di negozi pop-up che; in perfetto stile “guerrilla”, appaiono in città senza essere annunciati.Ricordate, è un evento, non un negozio. Perché funzioni, perché si noti, perché coinvolga i passanti fate in modo che il vostro temporary store sia in qualche modo straordinario.Per ispirarvi, tenete gli occhi aperti sul prossimo negozio pop-up. Ma non sbatteteli.Rischiereste di perderlo.
È un qualsiasi pomeriggio di lavoro al computer, quando arriva un'e-mail che invita all'esclusiva inaugurazione di un negozio. L'indirizzo, però, porta a un magazzino in disuso e l'invito specifica che il negozio resterà aperto per due sole settimane. Oltretutto, per entrare, serve la parola d'ordine scritta sull'invito. Lo chiamano "pop up retail", "vacant shopping" o "temporary store" ed è il negozio che spunta all'improvviso dal nulla e rimane aperto a tempo determinato. L'idea è nata nella SoHo dell'insaziabile New York, quando il pubblicitario Russel Miller ha aperto il primo negozio temporaneo allestito in un loft abbandonato di 400 metri quadrati, montato e smontato nell'arco di un mese. Esauriti i prodotti, non ha perso tempo e ha riaperto in un'altra città. Il bello di un pop up retail è nella particolarità dell'evento e soprattutto nella merce in vendita. Vere esclusive da fashion addicted, pezzi unici, edizioni limitate, collezioni di designer e artisti. Come è accaduto per la Reebok, che per una vendita temporanea a Los Angeles, ha creato una collezione firmata dalle eclettiche personalità del gotha del rap, collezione in cui figuravano le Reebok Miami Vice, sneakers-tributo all'omonima serie-Tv cult anni '80 con Don Johnson. Laboratori di nuove tendenze, vetrine per stilisti emergenti, i temporary shop hanno contagiato il mondo e i brand ne hanno approfittato per far parlare di sé. Così la lista di chi ci prova è di giorno in giorno sempre più fitta. Comme des Garçons ha messo in atto una vera tournée, con Guerrilla Stores che sbucano all'improvviso preannunciati all'ultimo minuto da inviti-lampo. E mentre il marchio Target apriva un negozio pop up galleggiante sul fiume Hudson, la compagnia aerea Song allestiva uno spazio mensile a SoHo, in cui i clienti diventavano passeggeri, ritrovandosi seduti su poltrone aeree. Chi era fortunato si vedeva anche servire il vassoio del pranzo. Sempre a New York, il sito d'aste virtuale eBay ha allestito una casa a Downtown Manhattan, in cui ogni stanza prendeva il nome dal designer che l'aveva arredata e ogni pezzo di mobilio era stato messo in vendita. La spagnola Camper ha lanciato un temporary store nella Notting Hill londinese, in cui chi entrava pagava pegno: scrivere qualcosa sul muro. Levi's è sbucato un mattino dello scorso autunno in corso Vittorio Emanuele a Milano con il primo pop up store italiano, un incredibile spazio di 250 metri quadrati. La strategica Apple portava il suo credo dove la voce di Mac ancora non era arrivata, aprendo 10 Mini Stores nei piccoli centri, per far conoscere il bianco della mela ai profani. La Weber Grill, specializzata nella vendita di barbecue, ha preso invece i suoi clienti per la gola, improvvisando per una settimana grigliate urbane sui marciapiedi di Chicago. La Illy Caffè, da parte sua, ha organizzato, nella Galleria Illy a New York, un corso per preparare il vero caffè italiano. Iniziativa molto apprezzata, soprattutto dagli italiani in loco. Come ogni tendenza che si rispetti, anche questa ha i suoi estremi: il pop up su quattro ruote. Brasiliani e californiani antepongono il fisico scultoreo al resto: così Rio si specializza in fitness à porter organizzando spinning nel pullman Busbike, per lanciare una nuova linea di intimo da palestra, mentre in California si viziano con il camper Spa, che offrirà trattamenti beauty per tutta la stagione. Il più tipico degli autobus inglesi su due livelli, a Londra, si tinge di un modaiolo viola e rinasce Fashion Bus, portando le collezioni di 40 neo-stilisti in giro per Piccadilly. E infine, ancora a New York, per il guardaroba femminile c'è un divertente Shopping Caravan, mentre J.Crew, marchio maschile casual, gira sulla 4x4 Land Rover. Al largo di superaccessoriati camper e smisurati loft, l'iniziativa più lodevole, però, è a Milano e si accontenta di un'Ape Piaggio. È l'Ape Malandra ("vagabonda"), che vende vestiti per bambini, cuciti nel carcere di San Vittore e venduti per beneficenza in favore dei figli delle detenute.
La formula del "monta-smonta", del resto, mentre dà più visibilità e abbassa i costi di entrata in un mercato, permette di girare più città e di sperimentare il raffronto con diversi target. È ciò che hanno pensato i gestori del primo ristorante pop-up, il Ghetto Gourmet, con due cuochi, dodici commensali, cinque portate e un conto che naviga intorno ai quaranta euro. Indirizzo: Europa. Stesso ragionamento valga per l´esordio dei primi pop-up hotel, che vanno dall´Hotel Movil, albergo-tir con due piani, otto ruote e 11 stanze, al Nikki Beach Sea, nave-hotel dai lussi (e dai costi) supremi che dal 2009 ormeggerà in prossimità di grandi eventi (il Festival di Cannes, la Biennale di Venezia o l´America´s Cup). Boutique Camping e Camp Kerala, meravigliosi campeggi da mille e una notte, sono invece al seguito dei grandi concerti estivi. E per quanto riguarda la vita notturna, si è fatta notare l´iniziativa Cargo Experiment, una discoteca con una struttura composta da più containers comunicanti. Ma è dai tetti di Brooklyn che è arrivata l´idea più interessante: il cinema pop-up, caratterizzato da una programmazione cult e da economici biglietti a sottoscrizione. Un successo che si è materializzato con cine-eventi di vario genere, dall´arena al più vintage dei drive-in. La Rooftop Films proietta pellicole in cima ai palazzi di ben 275 città sparse per il globo. Guerriglia Drive-In e MobMov (acronimo di Mobile Movie) sono i drive-in a sorpresa, improvvisati su facciate di edifici periferici. L´idea è di Bryan Kennedy, avveniristico 25-enne, e del suo team, che, prendendo spunto dai flashmob, ha esportato il format dell´evento in mezzo mondo: anche in Italia, a Roma e Milano.
A New York il primo ristorante "pop-up"
Resterà aperto solo due settimane
NEW YORK Un nuovo ristorante ha aperto i battenti a New York. E li chiuderà tra solo due settimane. Si tratta infatti di quello che viene definito un «pop-up», o un esercizio temporaneo, modello commerciale già ampliamente usato dai negozi ma fino ad oggi inesplorato dal settore della ristorazione. Il Bon Appetit Cafe, sponsorizzato dall’omonima rivista americana di cucina pubblicata da Condè Nast, è stato inaugurato il 25 dicembre nei locali dove prima sorgeva l’Hard Rock Cafè di New York e che saranno successivamente riconvertiti ad altro utilizzo. Gli interni sono opera del noto architetto e scenografo teatrale David Rockwell, che ha arredato altri ristoranti famosi di New York, da Nobu a Cafe Gray, e a Broadway ha disegnato le scenografie del musical Hairspray. Una squadra di chef d’eccezione, giunti da tutti gli Stati Uniti, è stata riunita per l’occasione è proporrà ai clienti menù appositamente preparati. Tra i cuochi-star ci sono Emeril Lagrasse, del Nola Restaurant di New Orleans, Michael Mina dell’omonimo ristorante di San Francisco e Govind Armstrong di Table 8 a Los Angeles.«È un occasione unica per i newyorchesi di provare chef che non hanno ristoranti a New York ma hanno una solida reputazione a livello nazionale» ha spiegato l’editore di Bon Appetit Paul Jowdy, aggiungendo: «Si tratta di un’esperienza irripetibile. Lo spazio temporaneo riflette perfettamente l’esperienza con cui si assapora il cibo. I clienti potranno assaggiare ottimo cibo in un ambiente moderno e minimalista che esisterà solo per un breve periodo di tempo». Il locale sarà aperto a pranzo mentre la sera sarà riservato a feste private, e già si mormora che molte celebrità abbiano prenotato. Visto il tempo limitato, i posti sono andati a ruba: il tre novembre Bon Appetit chiuderà per sempre, ma cercherà di fare in modo che la sua fama perduri a lungo.
giovedì 21 febbraio 2008
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