venerdì 29 febbraio 2008

Inspirational events...:-)

Ciao a tutti... per chi fosse interessato all'evento di sabato sera vi mando il link con indirizzo etc.....

http://www.inspirationalroom.com/inspirationalletter/index06.php?&VAR_action=2



giovedì 28 febbraio 2008

GIOCO COOL

Shift - Il gioco in Bianco e Nero


Shift è il nome del gioco, e Shift è il comando necessario per permettervi di aggirare gli ostacoli e raggiungere la via di accesso al livello successivo.
Scopo del gioco è infatti quello di raggiungere la porta d'uscita di ogni quadro e, per farlo, dovrete raccogliere le chiavi sparse per il livello in modo da posizionare correttamente le varie piattaforme, ma ancor più dovrete studiare una corretta strategia d'avanzamento, scegliendo di volta in volta se procedere in versione 'white' o 'black'.

Per giocare usate le FRECCE direzionali per muovervi, la SPACEBAR per saltare, e lo SHIFT per parssare dal percorso bianco a quello nero capovolgendo completamente il quadro di gioco.



mercoledì 27 febbraio 2008

..Brava che sono!!!se non fosse per me..tutta concetti!!

La parola è composta da due termini opposti:
TEMPORARY si lega ad un concetto di temporaneo, precario, passeggero.
SHOP sta per negozio designa uno spazio stabile.
Uno spazio, quindi che possiede alcune caratteristiche formali e progettuali dei negozi però con la particolarità che dura solo per un certo periodo di tempo e poi viene disfatto..
OBIETTIVI :
Vendere prodotti di consumo;
Promuovere e spingere il consumatore all’ acquisto, grazie alle giuste strategie di comunicazione per dare un valore aggiunto alla merce esposta.
Ecco i Temporary Shop nati oltre che per vendere, per sorprendere, suscitare sensazioni e attirare un nuovo pubblico verso i marchi di moda e non solo.

Punti vendita inusuali, senza insegne e a tempo limitato.

Tutto parte con i Guerrilla store di Comme des Garcon, che nel 2004 ha aperto a Berlino un Temporary nei locali che ospitavano una libreria; con arredamento essenziale e conservazione
delle vecchie insegne.
Lo Yo-Vi (young village di coin), Milano debuttò nel maggio 2007 ed ha chiuso i battenti lo scorso 31 dicembre: marchi giovani, di tendenza e spazi per concerti e manifestazioni.
Bstripe, inaugurato in vita da novembre a dicembre2007.
Oltre all’acquisto di capi era possibile la rottamazione di vecchie felpe,
ottenendo il 20% di sconto sui nuovi acquisti.
Spazio Tokyo, sempre Milano, dove si può trovare il meglio del made in japan.
Mandarina nel 2003 , Borne a Barcellona che esprimeva già questo concetto.


Quindi il problema non è più trovare il capo…ma il Temporary Shop !

Detto anche Pop-up Store, che appare e scompare, come abbiamo letto ormai vanno di gran moda e solitamente vengono aperti in luoghi rappresentativi (zone esclusive alla moda, gallerie d’arte) per creare una sorta di evento e poi scomparire.E’ una strategia del marketing che annulla il pensiero classico e tradizionale del negoziante di fiducia.
Spersonalizzazione dei centri commerciali, non si fa in tempo a concepire che lo spazio sta già mutando.
Alcuni presentano il countdown in vetrina.
La curiosità del consumatore è indotta dalla limitatezza.
Lo Spazio è fondamentale per la riuscita del negozio.


Il caso “nivea”…

Ecco la testimonianza di chi passeggiando per le vie di Milano si è imbattuto in un Temporary Shop.
Un punto vendita fisico di un noto brand , che nasce sicuramente come iniziativa di marketing, siamo abituati a vedere campagne di adversiting della durata di pochi mesi o pochi giorni, aventi lo scopo di promuovere il lancio di un determinato prodotto o di aumentare la visibilità di un brand in momenti caldi del mercato, ora questo si applica ad un punto vendita fisico.
In vetrina il quadrante riportante la scritta: “siamo aperti ancora per 8 giorni..”
Curiosando dentro … il negozio oltre alla prova gratuita di prodotti appena lanciati sul mercato, propone una serie di servizi come taglio dei capelli, sedute, massaggi e … soprattutto aperitivi serali !!

Anche Breil punta sul temporary a Milano

Dopo Levi's e Young Village, anche BREIL sceglie la formula del temporary store per presentare la sua nuova boutique di Corso Vittorio Emanuele a Milano.
Lo stratagemma dell'apertura temporanea consentirà all'azienda di affinare, nel frattempo, il nuovo concept store il cui lancio è previsto nel 2008: prime anticipazioni si avranno dal prossimo sabato.
All'interno del pdv, i clienti troveranno diverse ambientazioni: la zona vendita sarà concentrata su tre isole con spazi relax, per una modalità di vendita più intima, due postazioni Internet permetteranno ai clienti di visitare il sito dell'azienda, un sistema di luci e faretti illuminerà tavoli e teche a parete, mentre tre preziose sculture realizzate in vetro di Murano illumineranno lo store.
La vetrina sarà resa completamente trasparente e senza barriere per dare massima visibilità rendendo, in questo modo, immediato il contatto con il pubblico.

Lo speed-shopping conquista il mondo con i temporary store .

Un modello di consumo ad alta velocità accompagna una civiltà urbana frenetica e dai minuti contati. Perso l'ultimo barlume di "slow-shopping" la lancetta tiranneggia anche le più tradizionali usanze di acquisto conviviale e perdi-tempo, basate sull'equivalenza fondamentale: acquisto=relax. Brutalmente soppiantato dagli acquisti online in risicate pause pranzo e dal così detto "temporary store", il negozio evento che appare e scompare, il consumismo "da passeggiata" diventa un lusso per pochi spreca-tempo. Lo spazio, naturalmente, riveste un ruolo fondamentale nel successo del negozio a tempo. In questo concept lo spazio utilizzato deve essere altamente caratteristico, perchè è il packaging (la confezione) e il negozio E' il prodotto. Così i temporary shop vengono aperti in gallerie d'arte, spazi abbandonati, in centri commerciali fortemente caratterizzati. Salvo poi prendere in considerazione l'ampia gamma di variazioni sul tema come ad esempio il Pop-Up store. Quest'ultima tipologia di negozio a tempo viene generalmente aperta all'improvviso senza annunciare nulla a nessuno contando solo sul tam tam sotterraneo (opportunamente indotto, ovvio). Secondo gli psicologi si innescherebbe un meccanismo di ansia per l'evento, propulsore di uno shopping "cieco" e frenetico per la caccia all'occasione, senza che in effetti ci sia un reale abbassamento dei prezzi, a volte addirittura alzati all‘ occorenza!

La cronostoria del negozio a scomparsa inizia nel 2003 in Gran Bretagna. Importato negli States questo modello di shopping occasionale ha avuto gran successo a New York, tanto che dal 14 al 17 gennaio, all'interno dell'evento Setting retail in motion, c'è stata una fiera completamente dedicata ai Pop-up store. In patria, invece, questo trend si è spostato sulla ristorazione: negli spazi di un ex birreria londinese, l'ultima moda festaiola è stata andare a cena in un locale che avrebbe chiuso subito dopo Natale. Il fenomeno è sbarcato di recente anche in Italia: a Milano, in occasione della settimana della moda, Lancôme ha aperto in via della Spiga un negozio temporaneo della durata di 2 settimane dove le clienti potevano provare gratuitamente il nuovo trattamento peeling. Levi's ha risposto aprendo all'improvviso e per pochi giorni, in corso Vittorio Emanuele, uno spazio di 250 metriquadri.

martedì 26 febbraio 2008

I giovedì del vino...alla FNAC

In una isterica "passeggiata" al centro commerciale "Le Gru" di Torino mi è successa una cosa inimmaginibale...ho riposato le membra e il cervello iperstimolato da luci, suoni, colori, svariate offerte, degustando vino nel negozio Fnac. Si tratta di una delle tante proposte di entertainment di Fnac, nota come "I giovedì del vino" il cui obiettivo dichiarato è insegnare ad apprezzare un vino attraverso le basi tecniche e la passionalità della degustazione.

Incontri destinati a neofiti e non, dove il Sommelier propone tre diverse tipologie di vino in degustazione "guidata" secondo un percorso di rieducazione sensoriale.

Personalmente...non mi è mai stato chiesto durante una degustazione quali erano le mie sensazioni, le mie passioni. Ho trovato interessante questa interazione e anomala...
Per i curiosi, il prossimo appuntamento sarà Giovedì 28 febbraio 18.30. La Partecipazione è gratuita, previa prenotazione presso il Punto Informazioni o via e-mail fnac.legru@fnac.it,
sino ad esaurimento posti.
Per ulteriori informazioni Francesca Armento Silvia Valmachino 011 5362605/611 fnac.legru@fnac.it
Ormai non me ne perdo uno!!
Simona Giuliani

domenica 24 febbraio 2008

LINK UTILI

Questo articolo è da leggere!! Potrebbe tornarci utile!! Cosa ne pensate?

http://domainbroker.wordpress.com/2008/01/28/purtroppo-vendo-vacant-shopcom/

Questo è il link dei contatti nel progetto Q3 di cui parla Milly... Non si sa mai...

http://www.maiden-art.com/About.htm

A parte ke questo sito è fatto proprio in maniera professionale, cmq questo è un altro contatto ke si può tenere in considerazione

http://www.musicarchitecture.it/main_ita.swf

STEP OPERATIVI

Grande Irene!
Hai ragione sul fatto ke dobbiamo porci degli step operativi, e i punti che elenchi sono importantissimi e giustissimi, però vorrei aggiungere un paio di cose..

Innanzitutto dobbiamo riuscire a far convergere il nostro tempo libero in almeno un giorno settimanale durante il quale riunirci, perkè è molto più facile comunicarci le idee e soprattutto discuterne anke dal vivo, soprattutto durante questa prima fase organizzativa del progetto..e i tuoi suggerimenti sullo spiegare le nostre idee in poche frasi riassuntive (prima ke nei dettagli) è sicuramente il modo migliore di muoversi..

Accolta l'idea di parlare del nome del progetto tutti insieme portando avanti le nostre proposte anke a livello grafico già lunedì: sbarelliamo un po' sulle diverse scelte e valuteremo la più efficace insieme...per il logo però c'è ancora tempo, per ora fermiamoci al nome.
Giustamente prima di definire ruoli all'interno del progetto bisogna occuparsi collettivamente dei contatti, perkè questa è la fase più complicata e ke porta via più tempo: lunedì parliamo bene di come organizzare questo file excel dove inserire un minimo d'indirizzario (anke io lo usavo a lavoro quando facevo le proposte teatrali, ed è molto utile se ben impostato).

Tra l'altro conosco di persona un deejay di radio flash (ke lunedì mi saluterà in radio!!) ke può fungere da opinion leader per promuoverci!

Quindi nei contatti cerchiamo di considerare anke strade ke ci sono già vicine, come la Boschis (come ha suggerito Milly) e le informazioni dell'Informagiovani.
Poi prima di partire con i nostri volantini, depliant ke dir si voglia, illustrativi, importantissima la stesura del progetto!! L'Avataneo ci ha spiegato che nella stesura (che in ogni caso dobbiamo sottoporre al Comune) dobbiamo esplicitare quali saranno le nostre fasi operative, e da lì si ricaveranno i ruoli da ricoprire e finalmente ci daremo un ruolo. E poi,dopo ke si accerta la partenza del progetto, si partirà con la campagna per ki si occupa di comunicazione e la selezione per i creativi.

Però c'è un punto ke non mi è ancora kiaro: lo spazio!! Dovremmo parlarne perkè io ad esempio son dell'idea di consultare il Comune una volta steso il progetto e farcelo proporre direttamente, anke perkè riskiamo di considerarne uno ke poi non ci passano...

sabato 23 febbraio 2008

http://lnx.ylda.org/sito/article.php3?id_article=207

CIAO !! in questo link è presente il mio POP UN SHOP :" Q3 " il primo evento che è stato creato a torino!!!!

venerdì 22 febbraio 2008

http://www.comune.torino.it/infogio/idee/archivio2007.htm

Ragazzi dovete guardare sto link ,è molto interessante perchè l'altro anno c'è stata l'iniziativa GIOVANI E IDEE che ha permesso di realizzare progetti di giovani ad esempio il Q3(piattaforma per stilisti....). E questo anno verrà riproposta..e calzerebbe a pennello per noi!!!
(...Risultati del mio sbarellamento di oggi...)
Bene, direi che ci siamo fatti tutti un’idea su cosa sia e come funzioni un temporary shop.

A questo punto forse dobbiamo individuare una serie di step operativi, per portare avanti il nostro progetto, al di là della divisione dei compiti o delle ricerche teoriche di ciascuno.

Secondo me i passi fondamentali sono:

1. Individuare i nostri interlocutori e come comunicare con loro
2. Decidere le linee guida di ogni aspetto del progetto. Allestimento, comunicazione, ricerca fondi, sponsor o quant’altro… ma nei dettagli.
3. Il nome è vero è fondamentale. Che ne dite di sbarellare tutti intorno a un tavolo (come dice Dalboni :-)) lunedì quando ci vediamo e proporre ciascuno una sua idea, per poi avere qualcosa su cui decidere? Io un nome l’ho pensato, e di sicuro anche voi…. Allora portiamo in tre parole le nostre idee e qualche immagine, così potremo, se riusciremo a selezionare il nome, iniziare almeno a pensare al nostro successivo guerrilla marketing, e a tutto ciò che è legato al logo e agli aspetti visivi del progetto.

Il punto 1 secondo me è fondamentale per i seguenti motivi:
- La comunicazione o anche solo la stesura del progetto non è fine a se stessa: si rivolgerà da un lato agli artisti emergenti cui vogliamo dare voce con il nostro progetto (e quindi dovremo scegliere una serie di azioni che ci permettano di entrare realmente a contatto con loro: ad esempio un “volantino”, che potrà essere on-line e cartaceo, descrittivo del nostro gruppo e del progetto che sia chiaro, immediatamente comunicativo, e che renda realmente possibile la conoscenza reciproca) dall’altro ai media, con i quali potremo comunicare grazie al nostro piccolo Ufficio stampa: e-mail e telefonate. Ma a chi????? Dobbiamo secondo me iniziare subito a creare un indirizzario, sia reperendo informazioni su internet, laddove è possibile, sia copiando ciò che ci interessa dai colophon dei giornali ai quali poi vorremo proporre la notizia. Questo sembra un lavoro da nulla, ma non è così scontato: se siete d’accordo ci possiamo accordare per portare avanti ciascuno nel suo piccolo la raccolta di indirizzi(mail e telefono), usando un file di excel comune che poi potremo unire (risparmiando così un bel po’ di fatica che secondo me non può ricadere su singoli).
La nostra notizia deve raggiungere i referenti giusti all’interno del cosmo di un giornale, quindi è utile prendere direttamente l’indirizzo del referente arte o cultura etc… scartando a priori gli altri.
- La stesura di un volantino (o come poi lo chiameremo) secondo me deve essere iniziata al più presto: dobbiamo pensare ai nostri interlocutori. Chi siamo, perché stiamo facendo questa operazione, qual è il nostro “status”, qual è la mission, come ci possono trovare, etc…. Se da un lato sviluppiamo l’idea nel complesso e nei dettagli, dall’altro dobbiamo anche preparare qualcosa di schematico e di rapida lettura che dia risposte a tutte le possibili domande. Le due cose sono comunque strettamente legate l’una all’altra.
- Avendo chiaro il concetto del temporary shop, cominciamo a buttare giù le nostre idee: abbiamo parlato del dove farlo (a prescindere che la cosa poi si realizzi o meno), dell’idea di allestirlo con materiali ready made (come faceva Duchamp….:-)!!!). Come pensiamo di mettere in atto tutto questo in senso concreto?

Per quanto riguarda il punto 2 vorrei dire il mio parere personale.
Secondo me il lavoro di ciascuno deve essere di pronto utilizzo per gli altri: se abbiamo un’idea o un’ispirazione riassumiamola in una o due frasi (o comunque in qualcosa di chiaro e conciso) e magari aggiungiamo un’immagine o qualsiasi altra cosa che la spieghi ulteriormente. Il rimando a un articolo è ancora più efficace se è stato prima spiegato con una semplice frase (parlo pensando alla mia esperienza in ufficio stampa…). Altrimenti riuscire a confrontare le ricerche di tutti diventa a mio avviso un lavoro lunghissimo, e perdiamo di vista il filo conduttore.
http://marketingarena.it/2008/02/21/i-temporary-shop/
link da visitare e si possono lasciare commenti..
Shopping a scomparsa

(DIVERSI TIPI DI TEMPORARY STORE E LE STRATEGIE DI COMUNICAZIONE!!)

Negozi a tempo determinato, che spuntano dal nulla e chiudono in un mese. Poi traslocano in un'altra città. È la moda del pop up retail

È un qualsiasi pomeriggio di lavoro al computer, quando arriva un'e-mail che invita all'esclusiva inaugurazione di un negozio. L'indirizzo, però, porta a un magazzino in disuso e l'invito specifica che il negozio resterà aperto per due sole settimane. Oltretutto, per entrare, serve la parola d'ordine scritta sull'invito. Lo chiamano "pop up retail", "vacant shopping" o "temporary store" ed è il negozio che spunta all'improvviso dal nulla e rimane aperto a tempo determinato. L'idea è nata nella SoHo dell'insaziabile New York, quando il pubblicitario Russel Miller ha aperto il primo negozio temporaneo allestito in un loft abbandonato di 400 metri quadrati, montato e smontato nell'arco di un mese. Esauriti i prodotti, non ha perso tempo e ha riaperto in un'altra città. Il bello di un pop up retail è nella particolarità dell'evento e soprattutto nella merce in vendita. Vere esclusive da fashion addicted, pezzi unici, edizioni limitate, collezioni di designer e artisti. Come è accaduto per la Reebok, che per una vendita temporanea a Los Angeles, ha creato una collezione firmata dalle eclettiche personalità del gotha del rap, collezione in cui figuravano le Reebok Miami Vice, sneakers-tributo all'omonima serie-Tv cult anni '80 con Don Johnson. Laboratori di nuove tendenze, vetrine per stilisti emergenti, i temporary shop hanno contagiato il mondo e i brand ne hanno approfittato per far parlare di sé. Così la lista di chi ci prova è di giorno in giorno sempre più fitta. Comme des Garçons ha messo in atto una vera tournée, con Guerrilla Stores che sbucano all'improvviso preannunciati all'ultimo minuto da inviti-lampo. E mentre il marchio Target apriva un negozio pop up galleggiante sul fiume Hudson, la compagnia aerea Song allestiva uno spazio mensile a SoHo, in cui i clienti diventavano passeggeri, ritrovandosi seduti su poltrone aeree. Chi era fortunato si vedeva anche servire il vassoio del pranzo. Sempre a New York, il sito d'aste virtuale eBay ha allestito una casa a Downtown Manhattan, in cui ogni stanza prendeva il nome dal designer che l'aveva arredata e ogni pezzo di mobilio era stato messo in vendita. La spagnola Camper ha lanciato un temporary store nella Notting Hill londinese, in cui chi entrava pagava pegno: scrivere qualcosa sul muro. Levi's è sbucato un mattino dello scorso autunno in corso Vittorio Emanuele a Milano con il primo pop up store italiano, un incredibile spazio di 250 metri quadrati. La strategica Apple portava il suo credo dove la voce di Mac ancora non era arrivata, aprendo 10 Mini Stores nei piccoli centri, per far conoscere il bianco della mela ai profani. La Weber Grill, specializzata nella vendita di barbecue, ha preso invece i suoi clienti per la gola, improvvisando per una settimana grigliate urbane sui marciapiedi di Chicago. La Illy Caffè, da parte sua, ha organizzato, nella Galleria Illy a New York, un corso per preparare il vero caffè italiano. Iniziativa molto apprezzata, soprattutto dagli italiani in loco. Come ogni tendenza che si rispetti, anche questa ha i suoi estremi: il pop up su quattro ruote. Brasiliani e californiani antepongono il fisico scultoreo al resto: così Rio si specializza in fitness à porter organizzando spinning nel pullman Busbike, per lanciare una nuova linea di intimo da palestra, mentre in California si viziano con il camper Spa, che offrirà trattamenti beauty per tutta la stagione. Il più tipico degli autobus inglesi su due livelli, a Londra, si tinge di un modaiolo viola e rinasce Fashion Bus, portando le collezioni di 40 neo-stilisti in giro per Piccadilly. E infine, ancora a New York, per il guardaroba femminile c'è un divertente Shopping Caravan, mentre J.Crew, marchio maschile casual, gira sulla 4x4 Land Rover. Al largo di superaccessoriati camper e smisurati loft, l'iniziativa più lodevole, però, è a Milano e si accontenta di un'Ape Piaggio. È l'Ape Malandra ("vagabonda"), che vende vestiti per bambini, cuciti nel carcere di San Vittore e venduti per beneficenza in favore dei figli delle detenute.

Future concept lab..Nuovo libro Morace...

L a scorsa settimana mi sono iscritta alla new setter del future concept lab e guardate qua..
Se vi interessa fatelo anche voi!!!
Alessia Campana,Siamo lieti di invitarla all'evento di presentazione del nuovo saggio di Francesco Morace: "Il Senso dell'Italia. Istruzioni per il terzo miracolo italiano". Martedì 4 marzo alle ore 18,30 presso il Salone d'Onore della Triennale di Milano (Viale Alemagna 6) verrà lanciato un confronto più ampio sulle riflessioni proposte dal libro che auspica una rinnovata centralità della 'vocazione estetica' italiana, privilegiando il modello produttivo e culturale che ha saputo creare nei secoli, dal Rinascimento in poi: "Il senso dell'Italia". A fianco di Francesco Morace parteciperanno: Paolo Anselmi è GFK Eurisko; Andrea Branzi - Politecnico di Milano; Luca de Biase - Sole 24 Ore; Giovanni Lanzone - Domus Academy.Edito da Libri Scheiwiller per la collana Idee diretta da Salvatore Carruba, "Il Senso dell'Italia" è disponibile in libreria a partire dal 22 febbraio 2008, data a partire dalla quale sarà possibile scaricarne, settimanalmente, alcuni capitoli direttamente dal nostro sito: www.futureconceptlab.com/htm/activity/books/sense.htmRingraziandola per l'attenzione, la invitiamo a visitare il blog di Francesco Morace http://francescomorace.nova100.ilsole24ore.com/ che in data odierna dedica un post ai temi e alla sfida del libro.

negozio pop up a Parigi


ciao a tutti!
questo è l'unico negozio pop up che ho visitato di persona, era nel quartiere di Le Marais a Parigi, lo ripetono tutti gli anni con espositori diversi, ognuno ha il suo angolo espositivo aperto 7 giorni su 7 dalle 12 alle 20. Hanno poi fatto un volantino cumulativo dove ogni artista cita il proprio sito .vengono recrutati tramite, per es, il sito qui sotto. Chissà se c'è qualcosa di simile anche in Italia...

giovedì 21 febbraio 2008

negozio pop up mobile...

Ciao a tutti!
Pensavo ,leggendo gli articoli che spero di incollare su questo blog, che sarebbe carino se il Comune di Torino ci affittasse un tram vecchio per il nostro negozio ambulante...

pop up stores

Questo nuovo trend affaristico e modaiolo è nato nel 2003 in Gran Bretagna ma si è diffuso soprattutto nella Grande Mela. Tanto che dal 14 al 17 gennaio, all'interno dell'evento Setting retail in motion, si è tenuta una fiera completamente dedicata ai Pop-up store. In patria, invece, questo trend si è spostato sulla ristorazione: negli spazi di un ex birreria londinese, l'ultima moda festaiola è stata andare a cena in un locale che avrebbe chiuso subito dopo Natale. Il fenomeno è sbarcato di recente anche in Italia: a Milano, in occasione della settimana della moda, Lancôme ha aperto in via della Spiga un negozio temporaneo dove le clienti potevano provare gratuitamente il nuovo trattamento peeling. Testimonial, l'avvenente Ines Sastre. Durata del negozio, due settimane. Con tanto di countdown a scandire ore, minuti e secondi che mancavano alla chiusura.Levi's ha risposto aprendo all'improvviso e per pochi giorni, in corso Vittorio Emanuelem, uno spazio di 250 metri quadrati.
Capita così che L'Oreal apra dei negozi per sole 5 settiane in zone di villeggiatura alla moda o che a Treviso ci sia Loft, un temporary di abbigliamento fashion. Che un punto vendita di Target apra per un mese e mezzo nel Rockfeller Center per poi chiudere e rispuntare su un battello nel bel mezzo del fiume Hudson (a NY). O ancora che Nike apra dei negozi in giro per Tokio che durino solo un paio di mesi e la compagnia aerea Song apra per sole 9 settimane a SoHo (sempre NY) un negozio in cui, fra le altre cose (gadget, menù, ecc..) si vendono anche biglietti aerei.
E naturalmente cominciano ad esserci le sottocategorizzazioni: i pop-up shop. Quelli aperti all'improvviso senza annunciare nulla a nessuno e che contano solo sul tam tam sotterraneo (opportunamente innescato, ovvio).
Tutti i giorni vendita stock delle migliori collezioni moda
Dopo il grande successo delle precedenti vendite stock, riapre il Loft nel suggestivo spazio-esposizioni del GateO1. Anche a Treviso fa la sua comparsa il temporary shop, un negozio aperto solo per brevi periodi di tempo, concepito come un evento, e destinato a lasciare il segno. Anzi una firma… In vendita ci sono i nuovi assortimenti con le migliori collezioni autunno/inverno 05/06 uomo, donna e accessori. Troverete una vasta scelta dei veri marchi della moda offerti con un eccezionale sconto dal 50% al 70% sul prezzo originale. Venite a scoprire le meravigliose prime linee degli stilisti italiani, francesi e americani, oltre gli articoli delle migliori griffe dell’abbigliamento casual, sportswear e chic, le borse e le scarpe. Questa è un’occasione da cogliere al volo, assolutamente prima di Natale.Orario:dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 20Chiuso domenica mattina e lunedì mattinaLOFT c/o GATE01Via Terraglio 29(sotto il cavalcavia della ferrovia)TrevisoInfoline: 348 822 7975
Alcuni esempi?
Nel 2005 Lancôme ha affidato ad un “negozio a tempo" (a Milano) il lancio del nuovo trattamento peeling in Italia. Così, per la durata di dodici giorni le clienti hanno potuto essere istruite, presso l'Espace Lancôme Peeling Experience, sul nuovo trattamento del brand. Nessun obiettivo di vendita per questo pop-up store, ma solo l'intenzione di avvicinare le clienti al nuovo trattamento tramite la consulenza di un team specializzato. Esaurita la funzione “didattica” del negozio, è iniziata poi la vendita vera e propria nei 1.750 punti vendita in cui questo marchio è presente nel nostro Paese.
Nel 2006 per pochi giorni un prestigioso negozio di Milano è stato trasformato in un pop-up store preper sentare le “Individual Recycled Freeway Bags” di Freitag.
Sempre nel 2006 a Milano, ma nel mese di marzo, Breil ha “messo in scena” una mostra temporanea della nuova collezione di gioielli “Steel Leaves”, con tanto di cocktail di inaugurazione e videoinstallazione interattiva.
Avanti creativi, avanti, ma qui c’è molto più che vendita o comunicazione: c’è il marketing (a 360°) di frontiera…
Gli elementi di successo di ogni Temporary store sono:- La durata limitata e stabilita senza scusanti- Le location con elevato passaggio- Offrire la sensazione di un eventoDa qui in poi le possibilità sono illimitate. Alcuni (come Reebok a L.A. e Gas a Berlino) vendono prodotti unici, altri servono per ricordare ai consumatori i benefit dei propri prodotti -- come i bagni di Charmin (carta igienica del gruppo P&G) in Times Square. Altro esempio è il negozio pop-up di Nivea a Milano (sul trendy C.so Pta Ticinese) in cui hair stylist, visagista e barbiere offrono trattamenti gratuiti. L’atmosfera del negozio è calda ed accogliente ed al centro si trova sempre la scatola blu della crema più famosa al mondo. In vetrina il count-down digitale comunica ai passanti giorni, ore, minuti e secondi di apertura rimasti (vd foto).A Roma, in Via Condotti, Louis Vuitton ha mascherato simpaticamente l’esterno del suo negozio in ristrutturazione per richiamare l’attenzione sul temporary store che si trova in una traversa (vd foto). Illy Caffè e Weber Grill offrono assaggi di prodotto e Comme des Garçons ha organizzato una tournée di negozi pop-up che; in perfetto stile “guerrilla”, appaiono in città senza essere annunciati.Ricordate, è un evento, non un negozio. Perché funzioni, perché si noti, perché coinvolga i passanti fate in modo che il vostro temporary store sia in qualche modo straordinario.Per ispirarvi, tenete gli occhi aperti sul prossimo negozio pop-up. Ma non sbatteteli.Rischiereste di perderlo.
È un qualsiasi pomeriggio di lavoro al computer, quando arriva un'e-mail che invita all'esclusiva inaugurazione di un negozio. L'indirizzo, però, porta a un magazzino in disuso e l'invito specifica che il negozio resterà aperto per due sole settimane. Oltretutto, per entrare, serve la parola d'ordine scritta sull'invito. Lo chiamano "pop up retail", "vacant shopping" o "temporary store" ed è il negozio che spunta all'improvviso dal nulla e rimane aperto a tempo determinato. L'idea è nata nella SoHo dell'insaziabile New York, quando il pubblicitario Russel Miller ha aperto il primo negozio temporaneo allestito in un loft abbandonato di 400 metri quadrati, montato e smontato nell'arco di un mese. Esauriti i prodotti, non ha perso tempo e ha riaperto in un'altra città. Il bello di un pop up retail è nella particolarità dell'evento e soprattutto nella merce in vendita. Vere esclusive da fashion addicted, pezzi unici, edizioni limitate, collezioni di designer e artisti. Come è accaduto per la Reebok, che per una vendita temporanea a Los Angeles, ha creato una collezione firmata dalle eclettiche personalità del gotha del rap, collezione in cui figuravano le Reebok Miami Vice, sneakers-tributo all'omonima serie-Tv cult anni '80 con Don Johnson. Laboratori di nuove tendenze, vetrine per stilisti emergenti, i temporary shop hanno contagiato il mondo e i brand ne hanno approfittato per far parlare di sé. Così la lista di chi ci prova è di giorno in giorno sempre più fitta. Comme des Garçons ha messo in atto una vera tournée, con Guerrilla Stores che sbucano all'improvviso preannunciati all'ultimo minuto da inviti-lampo. E mentre il marchio Target apriva un negozio pop up galleggiante sul fiume Hudson, la compagnia aerea Song allestiva uno spazio mensile a SoHo, in cui i clienti diventavano passeggeri, ritrovandosi seduti su poltrone aeree. Chi era fortunato si vedeva anche servire il vassoio del pranzo. Sempre a New York, il sito d'aste virtuale eBay ha allestito una casa a Downtown Manhattan, in cui ogni stanza prendeva il nome dal designer che l'aveva arredata e ogni pezzo di mobilio era stato messo in vendita. La spagnola Camper ha lanciato un temporary store nella Notting Hill londinese, in cui chi entrava pagava pegno: scrivere qualcosa sul muro. Levi's è sbucato un mattino dello scorso autunno in corso Vittorio Emanuele a Milano con il primo pop up store italiano, un incredibile spazio di 250 metri quadrati. La strategica Apple portava il suo credo dove la voce di Mac ancora non era arrivata, aprendo 10 Mini Stores nei piccoli centri, per far conoscere il bianco della mela ai profani. La Weber Grill, specializzata nella vendita di barbecue, ha preso invece i suoi clienti per la gola, improvvisando per una settimana grigliate urbane sui marciapiedi di Chicago. La Illy Caffè, da parte sua, ha organizzato, nella Galleria Illy a New York, un corso per preparare il vero caffè italiano. Iniziativa molto apprezzata, soprattutto dagli italiani in loco. Come ogni tendenza che si rispetti, anche questa ha i suoi estremi: il pop up su quattro ruote. Brasiliani e californiani antepongono il fisico scultoreo al resto: così Rio si specializza in fitness à porter organizzando spinning nel pullman Busbike, per lanciare una nuova linea di intimo da palestra, mentre in California si viziano con il camper Spa, che offrirà trattamenti beauty per tutta la stagione. Il più tipico degli autobus inglesi su due livelli, a Londra, si tinge di un modaiolo viola e rinasce Fashion Bus, portando le collezioni di 40 neo-stilisti in giro per Piccadilly. E infine, ancora a New York, per il guardaroba femminile c'è un divertente Shopping Caravan, mentre J.Crew, marchio maschile casual, gira sulla 4x4 Land Rover. Al largo di superaccessoriati camper e smisurati loft, l'iniziativa più lodevole, però, è a Milano e si accontenta di un'Ape Piaggio. È l'Ape Malandra ("vagabonda"), che vende vestiti per bambini, cuciti nel carcere di San Vittore e venduti per beneficenza in favore dei figli delle detenute.
La formula del "monta-smonta", del resto, mentre dà più visibilità e abbassa i costi di entrata in un mercato, permette di girare più città e di sperimentare il raffronto con diversi target. È ciò che hanno pensato i gestori del primo ristorante pop-up, il Ghetto Gourmet, con due cuochi, dodici commensali, cinque portate e un conto che naviga intorno ai quaranta euro. Indirizzo: Europa. Stesso ragionamento valga per l´esordio dei primi pop-up hotel, che vanno dall´Hotel Movil, albergo-tir con due piani, otto ruote e 11 stanze, al Nikki Beach Sea, nave-hotel dai lussi (e dai costi) supremi che dal 2009 ormeggerà in prossimità di grandi eventi (il Festival di Cannes, la Biennale di Venezia o l´America´s Cup). Boutique Camping e Camp Kerala, meravigliosi campeggi da mille e una notte, sono invece al seguito dei grandi concerti estivi. E per quanto riguarda la vita notturna, si è fatta notare l´iniziativa Cargo Experiment, una discoteca con una struttura composta da più containers comunicanti. Ma è dai tetti di Brooklyn che è arrivata l´idea più interessante: il cinema pop-up, caratterizzato da una programmazione cult e da economici biglietti a sottoscrizione. Un successo che si è materializzato con cine-eventi di vario genere, dall´arena al più vintage dei drive-in. La Rooftop Films proietta pellicole in cima ai palazzi di ben 275 città sparse per il globo. Guerriglia Drive-In e MobMov (acronimo di Mobile Movie) sono i drive-in a sorpresa, improvvisati su facciate di edifici periferici. L´idea è di Bryan Kennedy, avveniristico 25-enne, e del suo team, che, prendendo spunto dai flashmob, ha esportato il format dell´evento in mezzo mondo: anche in Italia, a Roma e Milano.
A New York il primo ristorante "pop-up"
Resterà aperto solo due settimane
NEW YORK Un nuovo ristorante ha aperto i battenti a New York. E li chiuderà tra solo due settimane. Si tratta infatti di quello che viene definito un «pop-up», o un esercizio temporaneo, modello commerciale già ampliamente usato dai negozi ma fino ad oggi inesplorato dal settore della ristorazione. Il Bon Appetit Cafe, sponsorizzato dall’omonima rivista americana di cucina pubblicata da Condè Nast, è stato inaugurato il 25 dicembre nei locali dove prima sorgeva l’Hard Rock Cafè di New York e che saranno successivamente riconvertiti ad altro utilizzo. Gli interni sono opera del noto architetto e scenografo teatrale David Rockwell, che ha arredato altri ristoranti famosi di New York, da Nobu a Cafe Gray, e a Broadway ha disegnato le scenografie del musical Hairspray. Una squadra di chef d’eccezione, giunti da tutti gli Stati Uniti, è stata riunita per l’occasione è proporrà ai clienti menù appositamente preparati. Tra i cuochi-star ci sono Emeril Lagrasse, del Nola Restaurant di New Orleans, Michael Mina dell’omonimo ristorante di San Francisco e Govind Armstrong di Table 8 a Los Angeles.«È un occasione unica per i newyorchesi di provare chef che non hanno ristoranti a New York ma hanno una solida reputazione a livello nazionale» ha spiegato l’editore di Bon Appetit Paul Jowdy, aggiungendo: «Si tratta di un’esperienza irripetibile. Lo spazio temporaneo riflette perfettamente l’esperienza con cui si assapora il cibo. I clienti potranno assaggiare ottimo cibo in un ambiente moderno e minimalista che esisterà solo per un breve periodo di tempo». Il locale sarà aperto a pranzo mentre la sera sarà riservato a feste private, e già si mormora che molte celebrità abbiano prenotato. Visto il tempo limitato, i posti sono andati a ruba: il tre novembre Bon Appetit chiuderà per sempre, ma cercherà di fare in modo che la sua fama perduri a lungo.

mercoledì 20 febbraio 2008

cosa manca...

Come ha detto bene Dario dobbiamo considerare se inserire anche la parte relativa alla peer production, cmq domani dobbiamo consegnare solo il prospetto a Manuela, non sarà già il progetto completo, perciò possiamo anke riconsiderare la cosa... in ogni caso è vero: dobbiamo giocare molto sulla parola "novità" perkè nuova tendenza è novità e il temporary store è novità a Torino... inoltre io sottolinerei anke ke con questo progetto intendiamo dimostrare come la creatività torinese sia non solo dei famosi designer ma possa essere anke in forma underground, e avvicinare i creativi torinesi al mondo del lavoro unendo in un connubio esclusivo così creatività e realtà sociale...
Ps. ragazzi ho delle idee per il nome del progetto da discutere insieme parlando delle idee di tutti, come dice l'Avataneo, una cosa esiste solo se ha un nome. Cmq dobbiamo stabilire delle riunioni almeno una volta a settimana per raccogliere le idee e stendere il progetto da presentare. Spero lo leggiate in tempo!
Pps. Simo ho visto quel temporary store ke dicevi: voglio comprare una borsa!!! Cmq li ho contattati per sapere come funziona il retroscena.

peer production??

Sinteticamente l'Avataneo ci ha suggerrito fortemente di puntare sulla parola "novità" riferita al fatto che appunto le tecniche di comunicazione sono nuove (guerrilla) ma anche l'idea
di temporary store nel contesto torinese.
Per dare ancora più importanza alla parola "novità" ci consigliava di avvalersi della peer production e di sfruttare il blog anche da questo punto di vista, di far si che gli utenti che lo frequentano oltre ad avere informazioni su quanto noi proponiamo ci diano anche loro idee e consigli per realizzare in un modo migliore il nostro progetto.
Per PEERING come ha spiegato s'intende una forma di organizzazione orizzontale in cui nn c'è gerarchia e tutti possono partecipare spinti dall'interesse comune sfruttando quindi la creatività del collettivo.
Da decidere quindi se usare questa nuova filosofia...

cerve™

aggiungete ciò che manca, in base a quello che avete visto con l'Avataneo...

Corso: Esperto in analisi e ricerca di nuove tendenze
Cod.:C50-9-2008


Presentazione del progetto finale: Temporary Cool
“Incontro fra design, arte e moda.
un incontro passionale e fulmineo di tendenze suburbane,
che aspettano solo di essere “trafugate” e riportate alla luce” .

Come ricercatori di tendenze, vogliamo muoverci nella nostra città, approfittando del fermento attuale orientato al design e cercando di parteciparvi attivamente costituendo un comitato per la realizzazione del nostro progetto.
La nostra metodologia prevede:
- un’attenta analisi del territorio di Torino poiché vogliamo che questa idea si sposi pienamente con la città, cercando di rilevare le peculiarità originali ed utili che valorizzino il nostro progetto.
- Intendiamo chiedere al comune di Torino degli spazi, lasciati in disuso da poter affittare per la realizzazione del nostro temporary shop, ovvero: un "negozio temporaneo".
Si tratta di una nuova frontiera del Retail nel marketing moderno, è un negozio che occupa per un periodo di tempo predeterminato e limitato (si va da qualche mese a pochi giorni) uno spazio in zone altamente rappresentative. L'obiettivo dichiarato è quello di creare "l'evento" e di giocare sulla curiosità indotta dalla sua breve durata.
- Lo spazio, del nostro Temporary Cool naturalmente, riveste un ruolo fondamentale nel successo del negozio a “tempo determinato”. In questo concept lo spazio utilizzato deve essere altamente caratteristico, perchè è il packaging (la confezione) e il negozio è il prodotto, dunque intendiamo investire molte energie sulla comunicazione del nostro spazio espositivo.
- Intendiamo sfruttare il nostro blog mstasulcool.blogspot.com come piattaforma di interazione con i giovani creativi di Torino che vorranno partecipare all’evento.
La nostra idea, infatti, è quella di dare visibilità ai talenti nascosti della città attraverso il nostro shop, dove verranno esposte ed eventualmente vendute le “opere” da loro prodotte.
Oltre al blog, intendiamo creare un micro ufficio stama che si occupi della comunicazione dell’evento sui giornali, free press, attraverso news letters; e che eventualmente organizzi una conferenza sul lancio dell’idea, invitando autorità, studenti, personaggi di rilievo che potrebbero essere interessati al progetto.
- Essendo il nostro gruppo costituito da designers, stilisti ed esperti in comunicazione,
ci divideremo i campi d’azione:
gli stilisti si occuperanno della selezione dei “marchi” da esporre;
gli esperti in comunicazione, si preoccuperanno della comunicazione dell’evento non solo attraverso l’ufficio stampa, ma anche con tecniche di guerrilla marketing da realizzare su Torino.
I designers, oltre a selezionare eventuali prototipi di giovani designers intenzionati ad esporre, si dedicheranno, con la collaborazione degli esperti sulla comunicazione del retail, ad allestire lo shop, in modo da comunicare valori concordi con il progetto.
Per la nostra comunicazione, (guerrilla etc..) e per lasciare un ricordo del nostro evento temporaneo, intendiamo realizzare il merchandasing con il logo del progetto.


Nota Bene:mi raccomando va consegnato domani!!!!


simona giuliani

Esempi Temporanei


www.temporarylove.net è un esperimento molto interessante, dove ho anke acquistato una maglia(!), realizzato nella maggicaRoma l'anno scorso...dopo aprile, in un quartiere"altolocato"come trastevere, e dove i capi venduti erano di artisti veri e propri!!!

potrebbe essere un bel riferimento, guardatevi il sito ke è molto simpa!!

lunedì 18 febbraio 2008

Il trend delle borse in affitto


Perchè comprare un sogno quando lo puoi prendere in prestito?


MyLuxury.biz propone un servizio noleggio mirato al settore borse, per essere alla moda con i modelli più prestigiosi, tutti rigorosamente originali. Una serata unica o un invito da non perdere possono essere occasioni per desiderare qualcosa di più.
La vetrina di MyLuxury.biz propone un’ampia scelta di borse direttamente dalle ultime collezioni delle marche più prestigiose: Prada, Fendi, Gucci, Balenciaga, Dior. Con un semplice clic le borse desiderate saranno a disposizione del cliente e saranno inviate a casa in breve tempo.

....Essere o apparire? Essere povere squattrinate con la borsa comprata al mercato rionale o apparire come le stars di Hollywood con uno stipendio medio in formato borsetta che spenzola dal nostro avambraccio?
Nel caso scegliate la seconda, sappiate che scaduto il tempo del noleggio si torna per forza alla prima opzione, d’altronde, anche la zucca di Cenerentola a mezzanotte scompariva.

domenica 17 febbraio 2008

venerdì 15 febbraio 2008

due cose assieme non riesco a farle!

cari tutti!
nell'altro post vi segnalo una mostra-presentazione che è tutt'ora in corso fino a stasera a Eataly e che potrebbe essere interessante per la nostra ricerca sul food&Co.

baci!

WORLD DESIGN CAPITAL - TORINO 2008

WORLD DESIGN CAPITAL - TORINO 2008

martedì 12 febbraio 2008

Parlando di pubblicità attraenti.....



;-)

lunedì 11 febbraio 2008

In spiaggia col quadranga

Evoluzione naturale del tanga sarà l'indumento balneare per eccellenza dell'estate 2008



In Spagna non si parla d'altro. Tutta colpa del quadranga, evoluzione naturale del più conosciuto e famoso tanga, che sta spopolando tra le spagnole che si preparano a rinnovare il loro guardaroba estivo e i loro costumi da bagno in vista delle prossime vacanze al mare. La moda estiva del prossimo anno vedrà le donne, che vogliono essere sempre alla moda, sfoggiare questo nuovo indumento balneare. Per indossarlo è quasi superfluo dire che è meglio avere un corpo da pin-up. Ridottissime le sue dimensioni che lasciano poco all'immaginazione. A portarlo con disinvoltura saranno sicuramente le più giovani e le fashion victims. A farne a meno le ossessioante dall'abbronzatura integrale.

domenica 10 febbraio 2008

design innovativo per nuove esigenze nel food

Ma è posssibile che solo io non riesca a mettere le immagini e gli allegati su questo blog?????

sabato 2 febbraio 2008

.. Regali chic, da Porsche porta-champagne che costa quanto un'auto..

NEW YORK - Natale è passato, ormai..ma un idea così chic!!!

Un elegante portabottiglie di champagne, che le mantiene fresche, ideato dalla Porsche. Piccolo particolare: costa come un'auto!!
La casa tedesca ha progettato l'oggetto, una sorta di torre di cassetti chiamata Vertical Limit che costa quasi come le auto che produce.
Porsche Design Studio ha realizzato 15 pezzi del singolare refrigeratore che costa 70.000 dollari, circa 47.700 euro, in grado di contenere 12 magnum di champagne, ognuna ad una temperatura particolare: l 'idea è di dimostrare che lo champagne può essere invecchiato ed esaltare l'unicità di ogni vintage, ha detto Cyril Brun, della casa produttrice Veuve Clicquot che ha commissionato l'oggetto.
L'azienda ha lavorato per due anni con Porsche per realizzare l'oggetto presentato qualche mese fa a New York, Brun ha proposto alle due Aziende una realizzazione di modelli più piccoli e meno costosi. Lusso democratizzato??

..Un pò di pillole..o bollicine di storia!!

Champagne: la mousse pétillante che ha affascinato il mondo intero.
Storia di un capolavoro, dal frate Dom Perignon alle moderne tecniche di produzione.
Ogni opera ha un artefice a cui, col tempo, vengono attribuiti meriti che aveva e, spesso, avrebbe dovuto avere, fino a trasformare questa figura in mito.
Quando parliamo di Champagne, il mito enoico per eccellenza ha gli abiti di un frate, per di più astemio e vegetariano, vissuto fra il 1639 e il 1715: Dom Perignon. Per molti secoli nella regione si erano prodotti vini di medio pregio. Si ricorreva anche a grossolane sofisticazioni, colorando i poco apprezzati vini bianchi con decotto di bacche di sambuco e cremor di tartaro. I vignaioli della Champagne sapevano che il loro vino aveva il difetto di diventare pétillant e cercavano di limitare questa caratteristica. Fu Dom Perignon a capire che si trattava in realtà di una peculiarità da mettere in risalto. A lui, forse con troppa facilità, si sono poi attribuite tutte le ulteriori "scoperte", dalla "presa di spuma" all'esaltante leggerezza.
Di certo è sua l'adozione della cuvée, ossia la scelta dei grappoli da spremere insieme, anziché il ricorso alle miscele di mosti o al taglio dei vini.Tutto il resto, si dice ora, è fantasia: l'invenzione della flûte (poi sostituita dalla "maliziosa" coppa modellata sui seni di Maria Antonietta e della Pompadour) e il segreto, confidato in punto di morte, di aggiungere al mosto un miscuglio improbabile di zucchero candito, sei pesche senza nocciolo, cannella e acquavite "bruciata". Occorre dire che la vite era già conosciuta in Gallia merito dei greci. Successivamente si fece sentire pesantemente l'intervento romano con il famoso editto di Domiziano, anno 92 della nostra era, il quale imponeva di sradicare le viti nelle colonie. L'editto restò valido fino al sesto anno del regno di Probo (dal 276 al 282), ma nella pratica ben pochi obbedirono agli ordini.
Quindi arrivò il cristianesimo. Vincent prima e Rémi dopo (eletto vescovo di Reims nel 470) furono promossi al ruolo di santi protettori della regione. Dopo Dom Perignon la storia giunge ai giorni nostri. A partire dal XVIII secolo si delineò con chiarezza la caratteristica fondamentale da cui avrà origine la diffusione, su scala mondiale, del vino: a produrlo e a venderlo non furono vignaioli isolati, ma grandi famiglie il cui nome diventerà sinonimo di Champagne di qualità. Nel 1728, autorizzando con decreto reale il trasporto dello Champagne in panieri da 50 e 100 bottiglie, Luigi XV pose la pietra miliare che segnò l'inizio della commercializzazione.La casa reale del resto aveva dato il buon esempio: Madame de Pompadour, la Dubarry, il Cardinale Fleury e tutta la nobiltà apprezzavano oltre misura il vino pétillant. E nella Prussia federiciana, Voltaire poetava elogiando "du vin d'AŸ la mousse pétillante" che, sollecitando lo spirito e il cervello, ci apporta un fuoco "qui s'exhale en bons mots". Nel XIX secolo la voglia e la necessità di rendere il vino ancor più perfetto stimolarono l'ingegno degli inventori portando così alle prime macchine per automatizzare le fasi finali del dégorgement, del dosage e della tappatura. Il resto è storia attuale. Le viti destinate a produrre Champagne sono ripartite in varie zone, quasi tutte situate nel dipartimento della Marna.La Montagna di Reims è formata da un largo pianoro con deboli rilievi, quasi interamente coperti dalle vigne.
I migliori "cru": Ambonnay, Bouzy, Sillery.
La Valle della Marna si estende con pendii e valloni sulle colline che scendono sino agli argini del fiume. I "cru" migliori sono quelli d'Aÿ e di Mareuilsur-Aÿ.La Côte des Blancs è una falesia perpendicolare alla Montagna di Reims, produce solo uve bianche.
Cru migliori: Avize, Cramant e Oger..
A Sud del Dipartimento della Marna la vigna prosegue in maniera intermittente.
La zona viticola prosegue con il vigneto del Dipartimento dell'Aube, e a Est quello della Haute-Marne. Le parole per descriverli Come le persone anche gli Champagne possono essere strutturati secondo quattro dimensioni fondamentali: il corpo, il cuore, lo spirito e l'anima.
Il corpo tra gli Champagne, alcuni valorizzano più di altri una dimensione fisica e corporale: sono quelli che, ricchi di aromi e di gusto ampio, meglio evidenziano la loro zona di provenienza.
Il cuore Teneri, romantici, addirittura appassionati: alcuni Champagne hanno più "cuore" di altri, sprigionano aromi di frutta candita e cotta, sono ramati, iridescenti, talvolta rosati. Lo spiritoTra gli Champagne ci sono anche vini leggeri. La loro freschezza fa sì che essi abbiano più spirito di altri: sono vivaci, brillanti, piacevolmente aspri, con aromi freschi, dal perlage leggero e vivo.
L'anima gli Champagne, infine, sono anche sacrali e maestosi. Alcuni hanno, più di altri, una parte maggiore di anima: i loro bouquet sono estremamente complessi, le loro bollicine celestiali, la loro intensità affascina.

Evian si veste di haute couture..!!

Evian “limited edition” firmata Christian Lacroix pubblicato: alcuni mesi fa su "News Nuovi prodotti". Non è la prima volta che Evian, la celebre marca di acqua minerale francese a tutti ben nota, realizza bottiglie “limited edition”. Questa volta, ad essere a tiratura particolarmente limitata sono le bottiglie da collezione disegnate dallo stilista Christian Lacroix.
Due le versioni, dai carismatici nomi Prêt-a-Porter e Haute Couture, vendute rispettivamente a 6 e 9 dollari in negozi, hotel e ristoranti esclusivi. La prima è prodotta in un milione di pezzi, della seconda, rappresentante una “regina dei ghiacci”, esistono solo 99 esemplari. Il ricavato sarà devoluto in beneficenza.

Marilyn Manson..La fata verde!!

Marilyn Manson, discussa star musicale nota per la sua eccentricità, si è dato alla produzione di questo distillato, soprannominato per i suoi effetti allucinogeni la “fata verde”. Ad agosto è iniziata la produzione in Svizzera e le prime bottiglie a edizione limitata al prezzo di 300 euro (500 quelle autografate) sono andate a ruba. Vista la risposta positiva del mercato, a settembre è iniziata la vendita on line del ‘Mansinthe’ a circa 30 euro, ma soltanto per l’Europa: in Usa, infatti, la bevanda a base di semi di anice verde è vietata. Sul sito che pubblicizza la produzione della star (che firma personalmente le etichette delle bottiglie, riproduzioni fedeli dei suoi quadri) viene spiegato che si tratta di “autentico assenzio, distillato da erbe pregiate, privo di colorant artificiali e senza zuccheri aggiunti”. La passione di Manson per l’assenzio era nota dai tempi del lancio di ‘The Golden Age of Grotesque’, quando la fidanzata Dita Von Teese emerse da un enorme calice di questa bevanda detergendosi con una spugna a forma di zolletta di zucchero. Un’ultima nota: la gradazione alcolica non poteva che essere di 66.6 gradi!

Anche l' acqua è di classe..

Gusto, Ristoranti, Gastronomia, A tavola, Etnici, Da bere Sosushi: anche l’acqua è di classe Il nuovo concept, nato a Bologna propone acque di design che uniscono qualità oligominerali eccellenti a bottiglie che sono oggetti da conservare e, perché no, da collezionare. Sosushi, la nuova catena che unisce il concetto di take-away, ristorante e laboratorio artigianale legato all’amore per la cucina giapponese, coglie appieno la tendenza, che sta prendendo piede in questo periodo anche nella ristorazione, delle acque di design, che uniscono bottiglie d’autore a bevande di qualità. Sosushi propone, infatti, una selezione di acque pregiate contenute in bottiglie, particolari e insolite, provenienti da ogni parte del mondo. La carta comprende oltre cento etichette di acque, scelte sia per le loro caratteristiche oligominerali sia per il design fortemente atipico e particolare. “Sono tutte acque – spiega Sara Roversi che sceglie personalmente le bottiglie da inserire “in carta”- particolarmente pregiate e dal design innovativo, ecco perchè abbiamo deciso di affiancarle al progetto del network Sosushi, accompagnando alla cucina giapponese creativa acque dai sapori preziosi e a tratti insoliti, raffinando i palati anche a diverse tipologie di acqua e, nello stesso tempo, dando all’occhio la sua parte, perché una bella bottiglia d’acqua in tavola può forse colpire di più di un vino d’annata, ma soprattutto se resa esteticamente piacevole allunga la vita e il riutilizzo del pack.” Sono forme o bottiglie completamente innovative, definibili come outwater, proprio per la loro caratteristica di pack solitamente adibiti a contenere altre sostanze, o meglio contenitori che sono entrati nell’immaginario collettivo perché legati a un determinato prodotto, sia esso un profumo, un liquore, un sapone, una bibita, o che siano caratterizzati da elementi decorativi e dettagli estetici che non permettono di pensare a una bottiglia d’acqua. Ecco allora che ritroviamo acque in lattina del brand Extreme, tra cui Extreme H2O, acqua oligominerale contenuta in una fiacchetta che attraverso una piccola molletta permette di essere tranquillamente trasportata anche durante lo sport o attaccata alla cintura come simbolo cool, o l’acqua Ogo, in una piccola bottiglietta rotonda in Pet che ricorda una famosa confezione di profumo, oltre a richiamare l’idea di una “bolla” per un’acqua potenziata di ossigeno puro. Particolarissima è 1 Litre, in pet ma con un packaging che la pone come tipica confezione per crema con sovra-tappo trasparente, ma che può trasformarsi in questo caso in un bicchiere. Le tendenze hanno però portato anche all’inserimento di dettagli di lusso che rendono il design di alcune bottiglie particolarmente importante e alla moda. Ultima e molto in voga, la famosa Bling H2O, definita l’acqua delle star di Hollywood, con una bottiglia realizzata a mano in edizione limitata e decorata con cristalli Swarovski, vincitrice del Clear Choice Award 2006. Fashion anche la Voss, norvegese, definita una delle acque più cristalline al mondo e la cui bottiglia, non solo ricorda l’idea di altezza di una cascata, ma è stata disegnata da un creativo di marchi fashion come Calvin Klein e Ralph Loren, che ha voluto richiamare le sensazioni di purezza attraverso una linea elegante e molto minimalista. Design ed etichetta dallo stile tipicamente orientale, per l’acqua Tau e l’acqua Finè, particolarmente adatte ad accompagnare il sushi. Le bottiglie possono poi essere così “riutilizzate” per contenere altre sostanze o semplicemente trasformarsi, in un oggetto accessorio di design e arredamento vero e proprio. Alcuni esempi: Antipodes, Evian ed Elsenham Water. http://www.luxgallery.it/articolo/sosushi-anche-lacqua-e-di-classe/5591/

venerdì 1 febbraio 2008

COOL FOOD

Ciao a tutti! Pubblico finalmente i miei risultati sul blog.
Ps. alla mia ricerca sono già stati uniti i dati forniti da Eleonora, che ringrazio soprattutto per il lavoro sul forum di Gambero rosso che è stato illuminante.
Pps. invito tutti a visitare il link che troverete alla voce "Crying clubs" dei Locali cool: è qualcosa di veramente assurdo!!Non ci sono parole per commentare perciò PROVATELO!!
Ppps. nella mia ricerca cito molte cose che sarebbe più esplicativo e anche interessante vedere, ebbene di tutte queste ho le immagini!!Non le carico solo perchè ho paura che il file diventi troppo pesante!!
Risultati
Ricerca condotta su: Gustoblog.it, Luxgallery.it, Forum.altissimoceto.it, Stylosophy.it, Blog.gamberorosso.it, Deluxeblog.it

Concetto di food di lusso: basandomi sulle adesioni al forum di Gambero rosso, ho potuto notare come gli utenti si dividano su due frangenti opposti in quanto c’è una mescolanza di ceti: gli appartenenti al ceto medio-benestante considerano il lusso come qualcosa di costoso e non necessariamente buono al gusto, e non credono alla democratizzazione del lusso; gli appartenenti al ceto alto lo considerano come un concetto a tutto tondo in cui includere non solo il consumare con piacere qualcosa di pregiato (che richiede impegno umano prima di arrivare sulla tavola), ma anche in un posto che piace prendendo il tempo che si vuole, quindi mettono in primo piano il tempo libero, anche come strumento per conoscere, cercare e scegliere e se necessario cucinare il prodotto cercato.
Dal momento che i “veri” consumatori del food di lusso sono quindi ancora in gran parte gli appartenenti ai ceti alti, mi baso sulla loro filosofia secondo cui oggi si concepisce il momento del mangiare come un’esperienza cognitiva ed emozionale, durante la quale non solo il cliente vuole sentirsi “coccolato”, ma vuole anche una garanzia sul prodotto consumato.
Per questo motivo, il cliente vuole essere informato riguardo al prodotto che consuma, e tra le nuove tendenze spicca infatti una volontà di conoscere la provenienza delle materie prime, la tracciabilità della marca e forse si gradirebbe anche l’autoproduzione da parte dei ristoratori. Oggi questa volontà è accontentata non solo nel listino dei vini (che appunto indica brand e provenienza), ma anche nel listino dei distillati, dell’acqua, del caffè, dell’olio, dei cioccolati e persino del sale. Questo si verifica anche perché oggi il cliente cerca sempre più di mangiare in modo salutare: il lusso va sempre più nella direzione del salutare, del prodotto d.o.c., d.o.p., bio e carni massaggiate cercando anche di riabilitare l’educazione alimentare (soprattutto nelle scuole - in particolare ultimamente riguardo all’olio – e ci si chiede inoltre la salubrità del pesce crudo ultimamente di moda).
Il food di lusso viene ancora identificato con quei cibi ricercati e d’èlite quali caviale, tartufo bianco e nero, crostacei e molluschi pregiati, pesci e carni nobili, selvaggina, mousse, salse elaborate, noci, formaggi,…, ma si orienta anche verso gusti più tradizionali pasta fatta in casa, minestrone, piatti tipici regionali, pane e salumi, fritti,… Perciò la buona cucina viene identificata in un connubio tra cucina elaborata e naturale; deve inoltre corrispondere ad una sintesi tra bellezza visiva e gustativa (non solo mise in place o decoro).
L’esperienza gustativa corrisponde quindi alla qualità corredata ad artigianalità e creatività e alla somma di elementi esterni quali location, cantina vini, arredo e funzionalità cucine, servizio, passione di camerieri e chef e “coccole” riservate al cliente dal ristoratore (che non devono confondersi con l’untuosità e il servilismo). Si parla di lusso professionale.
Al giorno d’oggi anche la location assume un ruolo attivo nella valutazione di un ristorante, pertanto bisogna considerare elementi come gli abbinamenti di colore degli interni, le luci, l’acustica, la comodità di tavoli e sedie, la fattura delle stoviglie, le composizioni floreali, il design, il look del personale, l’accessibilità dei bagni,…
Da non dimenticare in ogni caso la creatività dello chef, in quanto la ristorazione viene considerata un’espressione di seduzione, di stato d’animo, di pensieri.
La filosofia “Wellness Gourmet” parla di una sana passione per il cibo finalizzata alla ricerca di un benessere duraturo. Enumera anche dei principi da rispettare: la salute e la qualità degli alimenti, in quanto salubrità identificata con genuinità e naturalità degli ingredienti (non necessariamente utilizzo di cibi biologici in cucina); il rapporto cibo/sensi, in quanto non solo è importante educare ed evolvere il gusto, ma anche provocare delle emozioni “mangiando con la testa”, conoscendo quindi la storia, la cultura e la tecnologia nella lavorazione di un cibo; la qualità della cucina riscontrabile nella qualità delle materie prime, nell’abilità dello chef, nell’abbinamento degli ingredienti. Sottolinea inoltre che la cucina tradizionale non sempre soddisfa le esigenze nutrizionali moderne e se seguita costantemente porta al sovrappeso, pertanto è buona cosa cercare delle alternative.

Target di riferimento: in base alle adesioni al forum di Altissimo ceto, ho potuto riscontrare che gli utenti in genere sono “thirty and over” e qualcuno ama definirsi anche “happy fews”, ovvero uno dei pochi ma buoni che si possono permettere di preferire l’avere all’essere e l’apparire alla sostanza. Tuttavia, chi ha dato questa definizione è stato generalmente brutalmente attaccato dagli altri utenti, in quanto il concetto di food di lusso ormai si è staccato dal concetto di costoso, ma si identifica con piatti di classe ben presentati in una cucina professionale e con una certa costante di soddisfazione, pertanto la questione si pone sui gusti, le abitudini e gli stili di vita, che di certo devono essere comunque di un determinato calibro dal momento che anche il conto gratifica, senza contare che i prezzi dei ristoranti creano delle aspettative nel cliente che vuole vivere una data esperienza (in genere si parla di “ristorante di lusso” quando si spende dai 100-150€ a testa in su).
Inoltre la fetta di consumatori del food di lusso nei prossimi anni pare che si allargherà; oggi ci si chiede infatti se è possibile “educare” il gusto e pertanto ammettere anche i bambini nei ristoranti di classe e rivolgere loro attenzioni particolari proprio per educarne il gusto, e si sta cercando la combinazione ideale tra semplicità e piatti a tema con personaggi di cartoon, fiabe, racconti, etc...
Da tenere infine in conto che la democratizzazione del lusso ha portato alcuni cambiamenti anche nell’ambito della ristorazione: per le festività di Natale ad esempio la maggior parte degli utenti si è espresso favorevole a rimanere a casa senza tuttavia rinunciare al food di lusso, inoltre ormai anche al ristorante non è più richiesto necessariamente un abbigliamento elegante.


Nuove tendenze e strategie comunicative:

  • Dati i velocissimi ritmi di vita moderni, è impensabile non considerare di adattare l’esperienza nutrizionale e gustativa a questi, pertanto si espande la nuova moda di mangiare bene anche in volo. Parlando di food di lusso questo tipo di servizio non è accordato dalle compagnie low-cost, ma dalle compagnie aeree di maggior spicco e specialmente dalle prime classi: è possibile consultare un menù nel quale vengono descritti diversi piatti anche corredati da foto e prezzi, dove è possibile inoltre trovare una votazione dei consumatori (con voto da 1 a 10) dei piatti descritti e un giudizio complessivo sul servizio.
  • Anche la cucina, in quanto atto del cucinare, segue la moda degli spostamenti, pertanto una novità di questi ultimi anni è la scuola di cucina in crociera: gli aspiranti cuochi hanno la possibilità di imparare nuove tecniche e allo stesso tempo divertirsi con escursioni gastronomiche a terra, spese in mercati esotici, sperimentazione di ricette tipiche delle terre visitate, e ancora dimostrazioni e sfide grazie alla presenza di palcoscenici e proiettori.
  • Oggigiorno è di tendenza anche il brand, ovvero la firma di personaggi famosi nel mondo della moda (genericamente stilisti) per articoli di lusso quali cioccolatini, caviale, panettoni,..., combinati anche con carati d’oro commestibili, o addirittura diete proposte da personaggi di tendenza come lo stilista Karl Lagerfeld, che propone un libro in cui è illustrata una dieta che permette di dimagrire senza rinunciare al piacere del gusto e della vista (composizioni culinarie che si ispirano al design). Ma il brand è anche la firma dello chef, in quanto oggi (da circa 25 anni) lo chef si propone come volto noto e spesso e volentieri anche come show-man, che non solo con la sua filosofia culinaria, professionalità e creatività “firma” i locali rendendoli attrattivi (d’altra parte il menù degustazione è sempre stato il marchio dello chef), ma si concede anche creazioni vendibili con i nuovi media, come l’asta indetta su e-bay per la pizze più costose rappresentanti alcuni volti noti dello spettacolo, le sculture vegetali e le creazioni originali come le scarpe di cioccolata o i cioccolatini di Halloween. La fusione tra il mondo del gusto e il mondo della moda è riscontrabile anche nel mondo della moda, come mostra la borsetta che reinterpreta il barattolo di Nutella.
  • Nonostante la cucina moderna cerchi di orientarsi sempre più verso il salutare, non mancano le sperimentazioni: un esempio è la cucina fusion, che combina la cucina mediterranea con quella giapponese. Altro tipo di sperimentazione è l’improvvisazione: GELINAZ! (il cui nome deriva dalla rock band virtuale Gorillaz) è un movimento rock-gastronomico in polemica con il copyright sui piatti: cuochi itineranti interpretano ricette di grandi chef riconoscendone la paternità. Si parla in merito di avanguardia culinaria e jazz culinario.
  • Dal momento che al giorno d’oggi il cliente vuole essere informato, ho riscontrato molte richieste da parte degli utenti di un blog che metta in contatto con i produttori e ne sveli anche i segreti, inoltre della possibilità di conoscere il menù della serata sul sito dei ristoranti ed eventualmente di un servizio e-mail su richiesta che invii direttamente al cliente il menù: un servizio del genere è già garantito in Germania. Sarebbe gradito inoltre (anche dagli stessi ristoratori) un blog che mettesse in contatto con i fornitori di materie prime dei ristoranti e una guida alla ristorazione per i villaggi turistici, si riscontra infatti una carenza d’informazione sul mercato vacanziero.
  • Esempio tipico di linea, spesso identificata con una dieta ferrea, è la top-model; a Milano si è indetta una sfida culinaria tra modelle supportate da grandi chef, proprio per sfatare questo mito.


Locali ed eventi cool:
La parola chiave delle tenenze nell’ambito del cool-food, oltre alle “sempreverdi” come qualità, professionalità e creatività, è “spettacolarizzare”
.

Questo concetto è valido tanto per il food di lusso che non: si parla anche di “nuove tendenze del disgusto”, soprattutto se si parla del “ristorante-toilette” di Tapei (Taywan) dove tutto è a tema, piatti e servizio compreso! In questo caso è il trash a fare tendenza (e non di sicuro in un locale di lusso), ma il concetto di fondo rimane la spettacolarizzazione: i piatti sono composti da pietanze comuni, ma l’originalità sta nell’architettura, il design, e nella filosofia del ristorante.
Dal momento che al giorno d’oggi il consumismo si adegua non solo alla qualità della vita, ma anche e soprattutto a “momenti di vita”, l’atto che lo esprime si consuma nel momento in cui si vuole “vivere un’esperienza” (e nel caso del food anche condividere), la spettacolarizzazione è la maggior espressione di un’esperienza. Si parla perciò di show-food.
La strategia comunicativa suggerita dagli utenti corrisponde al teatro: rendere il ristorante un teatro in cui si esibiscano grandi attori per grandi performance, ovvero chef conosciuti (magari anche attraverso apparizioni televisive) in serate a tema organizzate in un cartellone (quest’ultimo con alcune modifiche intese come “coccole” volte alla fidelizzazione).

  • Dinner in the sky: tendenza nata a New York da una società di catering belga. Con una gru viene sollevato a 50 m d’altezza un tavolo di commensali (massimo 22), i quali, allacciata la cintura di sicurezza, possono godersi una cena di 8 ore (ad un costo di 7.900€ o a 15.000€ se affittata a domicilio) preparata da uno chef attento alle esigenze dei suoi clienti (soprattutto riguardo a gusti in merito di caviale e champagne).
  • O2 bars: tendenza in espansione in Giappone e negli Stati Uniti (in Giappone si è diffusa anche per i cani!) secondo la quale la “terapia ad ossigeno” è il metodo migliore per dimenticare smog e stress. Questa terapia prevede sedute di 30 minuti (13€ a seduta) durante le quali si respira, attraverso mascherine, ossigeno aromatizzato, per abbandonare lo stress; l’abbandono è indotto in alcuni casi anche da poltrone massaggianti.
  • Underwater dinner party: serata londinese di tendenza che prevede una cena sott’acqua in una piscina con abiti da gala a prova d’acqua. Durante la serata si cercherà di battere il record del 1991 in cui 100 persone cenarono sott’acqua, e le 100€ che i partecipanti dovranno pagare saranno devoluti in beneficenza.
  • Ithaa: ristorante dell’Hilton Maldives Resort & Spa costruito a pochi metri sotto l’Oceano Indiano. Il pasto viene consumato in un tunnel sottomarino trasparente ideato da designer neozelandesi.
  • Jicoo: bar galleggiante sulla baia di Tokio costruito su un’imbarcazione ultramoderna in viaggio, con luci colorate che cambiano colore di continuo. E’ soprattutto affittato per feste private.
  • Crying clubs: tendenza giapponese in espansione che segue la filosofia della “tear theraphy”; consiste in “tear parties”, feste che si tengono in locali, nei quali si entra soli o in compagnia e si piange per liberarsi dallo stress (si è rivelato efficace soprattutto per gli uomini d’affari!) aiutati anche da proiezioni di film lacrimevoli. La moda delle lacrime è approdata anche in America, ove il sito http://www.cryingwhileeating.com/ mostra video di utenti che piangono mentre mangiano, e a Londra, ove le persone si danno appuntamento in un locale neogotico (Loss) dove tristezza e malinconia regnano sovrane.
  • Buongiornoamore.it: agenzia romana che garantisce un servizio unico di colazione a domicilio. E’ possibile (pagando 40€) inviare a domicilio una scatola a forma di cuore contente un vassoio con cornetto, bevande solubili, marmellate, monoporzioni di cereali, etc…, e un bigliettino. Il soscritto servizio è garantito anche per bambini (per l’Epifania insieme alla colazione si riceveva una calza piena di dolci).
  • Romeo Gigli Cafè e Spazio Pangea: locale romano di tendenza in cui si vuole creare un luogo d’incontro nel quale confluiranno diverse iniziative culturali (moda, design, arte, letteratura) come in una sorta di salotto. Gli eventi saranno aperti a tutta la città e coinvolgeranno illustri personaggi della scena internazionale.
  • Ristorante Teatro 7: ristorante milanese di tendenza all’interno del quale si può assistere a sfilate di moda, incontri culturali e dibattiti. E’ tenuta inoltre da grandi chef una scuola di cucina, grazie alla quale ci si può anche immedesimare chef per una notte (al giorno d’oggi cucinare è ritenuto sexy e può essere un ottimo strumento di conquista per gli uomini!) con corsi anche per i più piccoli.
  • Casa del Habano: lounge restaurant milanese che garantisce, oltre alla degustazione di vini e pietanze di alta qualità, la vendita di pregiati sigari cubani e accessori. E’ possibile godersi un sigaro cubano seguendo un percorso degustativo, con cucina creativa e i vini migliori, all’interno di una smoking-room, sulle note di buona musica. E’ l’ideale per serate eleganti durante le quali è possibile assistere anche a degustazioni di esperti e ad appuntamenti culturali; è inoltre presente una mostra fotografica e una serie di dipinti sulla storia dell’America centrale.
  • 24: locale che segue una nuova tendenza londinese con il suo bancone interattivo, i cui sensori creano figure e luci al tocco di mani e bicchieri.
  • Sosushi: la prima catena in franchising di ristoranti sushi. Nasce a Bologna e si sviluppa nei beach point in Costa Smeralda. Catena di ristoranti di lusso in un design esclusivo, ma anche take-away con consegne anche sugli yacht che attraccano la Sardegna; laboratorio artigianale, ma anche luogo dove poter assistere ad eventi creativi. Da segnalare le cene-show a domicilio da chef esperti e il programma “Lune di Sushi”, che prevede una settimana di lezioni notturne di cultura giapponese (dalla cucina tipica agli origami).
Ulteriore calendario di eventi per essere sempre aggiornati
su tutto quello ke accade nella bella Torino.
World Desgn Capital - Torino

REGGAE CARNIVAL PARTY!!!!

Sabato 2 Febbraio Ossigeno - corso Giulio cesare 338/34- Parco Stura- gratuito Dopo il grande successo dei dj reggae che hanno infuocato il tendone la notte di capodanno, la Città di Torino ed Ossigeno sono lieti di ospitare nuovamente delle reggae vibes, con il REGGAE CARNIVAL PARTY, per promuovere come in Inghilterra l'associazione tra reggae music e uno dei momenti più giocosi del calendario, il carnevale appunto. Preparatevi a danzare al ritmo di reggae, dancehall, e blackmusic tutta la notte ad INGRESSO completamente GRATUITO!!!. Per l'occasione, ad animare il carnival per la prima volta in esclusiva a Torino, KILLACAT E GIOMAN, affermatissimi cantanti della scena reggae nazionale, prodotti dalla mitica etichetta con le radici tra Roma e Kingston, ONELOVEHIPOWA, che ha prodotto artisti del calibro di Brusco, AlboRosie e Million Style. La selezione musicale è affidata alle sapienti mani dei locals reggae sound, quali Madò che crew, DJ Sakko, e Zisco Fran. Ospiti a sorpresa e scherzi inaspettati, maschere, fischietti e accendini per una notte infuocata e danzereccia, trasformando il Parco Stura in una piccola yard jamaicana. START DANCEHALL ORE 23.00. Line up: - KILLACAT - GIOMAN - Madò Che Crew - Dj Sakko - Zisco Fran



Bè CI ANDIAMO???
SIMONA

LA TEORIA DELLA CREATIVITA'



Perché nell’immaginario collettivo il creativo è tendenzialmente uno che non ha voglia di fare nulla -di concreto-, nel migliore dei casi un cannaiolo, poltrisce con sguardo assente in attesa dell’ispirazione. Che puntualmente lo colpisce, come un fulmine a ciel sereno, calando dall’alto, nei momenti meno opportuni. Facendolo, per esempio, uscire dal bagno con ancora i pantaloni alle caviglie, in stato di esaltazione, gridando cose come: “eureka, io ho visto la luce”.

Chiediamoci perchè nell’immaginario comune il creativo è necessariamente un inconcludente pazzoide???La ragione è semplice, banale, lineare. Un creativo è colui che mette principalmente in atto la creatività, e nel nostro immaginario collettivo tale concetto è bizzarramente erroneo. Quando si parla di creatività siamo tutti molto creativi. Ovviamente, non essendo un paradigma matematico, non può esistere una definizione univoca ed universale, ma molti preconcetti insiti nel nostro bagaglio culturale sono dei pericolosi falsi miti.

Creatività non vuol dire creare dal nulla. Passare dallo stato di zero a quello di uno attraverso una sorta di mistica ispirazione. La creatività è moltiplicare i punti di vista, analizzare in modo originale gli elementi a disposizione, e soprattutto formulare connessioni e relazioni inedite fra le cose.

Per avvalorare la nostra tesi possiamo proporre gli esempi del cuoco e del musicista. Entrambi possono essere creativi, proporre inedite portate e musiche. Entrambi hanno a disposizione un insieme finito di elementi, gli ingredienti e le note, e la loro maestria è data dalla capacità di gestire e relazionare questi due universi preesistenti.

CI SONO CINQUE TRUCCHI PER ESSERE UN CREATIVO:
Il primo trucco del bravo creativo è accumulare ingredienti.
Il bravo creativo deve essere curioso, divorare notizie, concetti, libri filosofici e letteratura spicciola. Appuntare, schizzare, conservare idee, riflessioni, spunti. Riempire la propria dispensa di cose alle quali attingere.

Il secondo trucco del bravo creativo è chiedere/capire la ricetta.
Il bravo creativo è quella persona che, per carpire com’erano fatti, da piccolo smontava i propri giocattoli. Se avete da tempo superato questa fase non mettetevi a distruggere i balocchi dei vostri figliuoli. Però quando vedete qualcosa che vi piace, che pensate funzioni, non limitatevi a registrare il fatto che vi piace. Il bravo creativo destruttura, scompone, analizza le relazioni tra gli elementi. Capisce che è attratto da qualcosa perché contiene determinati elementi e combinazioni, e li immagazzina gelosamente nella dispensa del punto uno.

Il terzo trucco del bravo creativo è apprezzare formaggio e pere.
Il bravo creativo non confina la frutta e i latticini in due aree separate. Egli associa, sperimenta, guarda oltre il senso comune e propone abbinamenti inediti. Ovviamente, come una nuova ricetta deve essere gustosa e digeribile, così le scelte del creativo debbono essere coerenti e positive in relazione agli obiettivi prefissati.

Il quarto trucco del bravo creativo è l’ingrediente segreto.
Il bravo creativo è maniacale, pignolo, perfezionista. Quando cucina un’idea cura con infinita attenzione ogni particolare, procedimento, aggiunge sapientemente il proprio ingrediente segreto. Quel tocco che magari nessuno noterà ma che dona al piatto quella sua essenza di unicità

Il quinto trucco del bravo creativo è conoscere le basi della cucina
Il bravo creativo è sorretto da una buona base nei fondamentali. Prepara la besciamella, la salsa, il soffritto, il brodo a memoria. Fuor di metafora, il bravo creativo conosce le regole del linguaggio nel quale opera.

Converse o Superga?? Io scelgo Kawasaki!


Kawasaki Limited Edition - Pop Art

Kawasaki. Non stiamo parlando di motocicli made in Japan, ma di un rivoluzionario marchio di scarpe Made in Denmark. La storia di questa griff è molto complessa, ma partiamo dall’inizio: queste scarpe furono per la prima volta prodotte nel 1972 dalla Hammgaard Hansen Sport A/S che si ispirarono al badminton, gioco molto snob, praticato sopratutto nelle ex colonie asiatiche brittaniche e olandesi. Poichè in Danimarca era molto complicato importare le scarpe per questo tipo di sport, perchè arrivavano in massima parte dal Giappone a prezzi troppo esosi. Le scarpe danesi trovavano luogo di produzione in repubblica Ceca, stato all’epoca comunista. Le scarpe Kawasaki hanno come loro caratteristica principale il grande confort, lo stile minimal, l’originalità e l’eleganza. Ma continuando a parlare della sua storia c’è da considerare anche un periodo nero della società che negli anni 80 decadde per poi riprendere la produzione nel 2004 dove una lobby, ancora una volta danese, acquistò le vecchie industrie e riprese la produzione. In questi 3 anni sono stati realizzati 5 modelli con un’iride di colori che spazia per 54 toni. Adesso le Kawasaki a piccoli passi e attraverso una cerchia ristretta di negozi sono sbarcate in Italia e il loro ultimo modello il NewsPaper Limited Edition sta conquistando i cuori di molti appassionati. Una scarpa magnifica che si distingue per la fine realizzazione con un design che ricorda la PopArt in un miscuglio di semplicità e armonia, caratteristiche proprie dello stile Kawasaki.

Kawasaki Limited Edition - NewsPaper